7 Novembre 2020

Ricomicio da qui

Il problema, quando scrivi, comincia proprio quando cominci a chiederti quanti ti leggeranno 

Se solo avessi ascoltato me stesso, che rabbia. 

La mia storia è molto semplice: ad un passo dal posto fisso ho deciso di diventare blogger. Erano i primi anni del boom di Facebook e io ho imparato prima degli altri a maneggiare lo strumento. 
Scrivevo benino, non perfettamente. Sono poi migliorato, dicono. 

Due settimane dopo aver fondato Ideologorroico (che nome orrendo, non lo ricordava mai nessuno) ho preso coraggio e mi sono candidato alla redazione di un giornale locale. C’è una maledizione che mi attanaglia: se faccio una cosa cerco di farla al meglio e sono piuttosto bravo nell’eccelllere. Più per compiacere gli altri che per me stesso. E così sono diventato un ottimo giornalista (cit.), esperto di social network. 
Quanti complimenti, e poi le testate importanti e la tua firma che diventa autorevole. 

Peccato. Peccato che sapere usare bene alcuni strumenti ti renda agli occhi delle persone un semi-dio. E così sono entrato nella tech-aristocrazia e per un po’ ci sono rimasto impantanato. Social media manager, Growth Hacker, Business Developement. Ero tutto fuorché Alessandro Sahebi forse. 

In questi due anni in molti di quelli che mi seguivano come giornalista mi hanno chiesto che fine avessi fatto, non sapevo come rispondere perché per primo non lo sapevo bene nemmeno io. Il telefono che squilla, un buon conto in banca, meno pensieri e gli occhi di chi ti guarda come fossi un esperto. 

Avevo smesso di scrivere ma è come se avessi smesso di respirare. 

Ho deciso di ricominciare, da questo sito, che si chiama come me. Perché devo ricominciare da me. 
Non lo leggerà nessuno questo articolo, ne sono certo. Che gioia scrivere per se stessi. 

Respiro. Di nuovo. 

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